La fabbrica Campolmi
L’Ex Cimatoria Campolmi è forse il più importante esempio di archeologia industriale della Provincia di Prato. Si tratta di un complesso architettonico di 8500 mq circa, collocato all’interno delle mura medievali.
La vocazione tessile di questo sito risale al Medioevo, quando documenti storici anteriori al 1326 attestano, in corrispondenza dell’attuale fabbrica, l’esistenza di una gualchiera (edificio per la follatura dei panni). L’impianto attingeva ad uno dei canali artificiali (gore) che hanno consentito - dalla prima metà del Duecento – lo sfruttamento delle acque del fiume Bisenzio per la produzione tessile: la gora della Romita detta anche gora delle Gualchiere. La struttura viene successivamente acquisita dalla Chiesa che la trasforma in mulino per la macinazione dei cereali, attivo fino a tutto il XVIII secolo. Con la soppressione dei conventi, il Mulino delle monache di San Giorgio viene dato in gestione a privati.
Nel marzo del 1863, il Mulino di Santa Chiara viene acquistato da Vincenzo Campolmi, Luigi Cecconi e David Alphandery, affermati imprenditori pratesi.
L’Opificio idraulico Campolmi diviene presto una solida impresa attiva nella rifinitura dei tessuti ed i suoi soci sono partecipi delle iniziative economiche, commerciali e socio-culturali che cambieranno la città. Alla fine dell’800 l’edificio si presenta come un quadrilatero su due livelli sviluppato attorno ad un cortile rettangolare, con al centro una grande vasca per la raccolta delle acque e una ciminiera in mattoni alta 40 metri.
Nata come cimatoria, l’azienda ha nel corso degli anni introdotto nel ciclo produttivo tutte le fasi di nobilitazione tessile, come follatura, tintura, garzatura e calandratura. La Campolmi viene considerata una vera e propria fabbrica simbolo della storia manifatturiera pratese e venne per molto tempo definita la “nave scuola”, per il fatto che molti tecnici ed imprenditori tessili appresero lì i segreti della rifinizione del tessuto. La fabbrica raggiunge l’estensione e la conformazione attuale solo con la metà del XX secolo grazie a modifiche e ampliamenti, come la costruzione della bella tintoria a volta ogivale.
L’attività produttiva dell’azienda cessa nel 1994.