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Figurini di moda del XIX e XX secolo

Le collezioni del Museo si arricchiscono con una recente donazione dell’Hotel Berchielli di Firenze (www.berchielli.it)

In occasione del nuovo allestimento della Sala Storica, dove saranno presentati capolavori tessili e abiti di diverse epoche e manifatture, il Museo del Tessuto espone alcuni esemplari di una raccolta di figurini di moda recentemente donata dall’Hotel Berchielli di Firenze (www.berchielli.it).
Si tratta di un corpus di 109 stampe alcune datate, altre attribuite ad un arco cronologico che spazia dalla metà dell’Ottocento al primo Ventennio del secolo successivo. La raccolta va ad arricchire il già cospicuo fondo di figurini presenti nelle raccolte del Museo dal 1982 (donazione Comune e Cariprato) consistente di circa 2000 stampe. Rispetto a questa donazione, la nuova raccolta copre cronologicamente una fascia più estesa di tempo con la presenza di diverse testate tra le quali La Mode Illustrée - rivista per la prima volta pubblicata a Parigi nel 1859 - e L’art et la Mode, giornale caratterizzato da una lunga storia editoriale (dal 1881 al 1972). Entrambi i giornali, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, uscivano con cadenza settimanale proponendo, in allegato, figurini di moda con l’obiettivo di aggiornare il pubblico femminile ma soprattutto gli addetti del settore, sulle ultime proposte nell’abbigliamento, negli accessori e nelle acconciature. Le illustrazioni offrivano, quindi, spunti interessanti per la confezione di abiti adatti a qualsiasi momento del giorno e per qualsiasi evento.
Questo genere di editoria, sviluppatosi a partire dalla fine del Settecento, conosce un significativo incremento nel corso del XIX secolo, quando la moda inizia a conoscere rapidi cambiamenti di stile. Nel figurino dell’Ottocento, la rappresentazione dei soggetti (donne, uomini, bambini), il contesto che fa loro da sfondo, il formato e le tecniche si diversificano molto e testimoniano, per chi studia la storia della moda, un documento storico puntuale a più livelli: struttura dell’abito, contesto sociale, descrizione delle stoffe e dei ricami, riferimenti a luoghi e manifatture. Oltre a questo, il figurino di moda si afferma, in forma autonoma, per i valori artistici che lo caratterizzano e che sono ragionevolmente indicati su ciascuna tavola: il disegnatore, l’incisore, lo stampatore e spesso la datazione.
Abituati alle foto patinate delle nostre riviste di moda, questi oggetti, oggi percepiti come gradevoli e leziosi complementi d’arredo, rivestono un incredibile valore storico, documentario e artistico. Ancora di più se si considerano le caratteristiche presenti nella sopraggiunta donazione, la cui peculiarità consiste nella tridimensionalità dei soggetti, ottenuta tramite il drappeggio delle stoffe intorno alle sagome. La collezione, unica nel suo genere, probabilmente raccolta e ordinata nella prima metà del Novecento, permette di comprendere la struttura per certi versi “architettonica” dell’abito antico, al tempo vero e proprio capolavoro sartoriale, completato da raffinati accessori e gioielli, complementi immancabili nel guardaroba della “vera signora”. Chi ha compiuto, su ciascun figurino, quest’opera così puntuale e minuziosa di restituzione visuale dell’abito, era per certo mosso da un intento artistico ma soprattutto descrittivo, mirato ad evidenziare i cambiamenti storici delle fogge sartoriali nelle diverse epoche.
Una tale finalità, unitamente alla presenza, nella raccolta, di ricami meccanici e manuali o di una medesima stoffa applicata a figurini di periodi diversi, fa pensare ad un lavoro indirizzato alle sartorie del mondo dello spettacolo che, fino alla metà del Novecento, non avevano la possibilità di disporre di una letteratura specifica sull’argomento.