KIMONO - Riflessi d’arte tra Giappone e Occidente

Mostra conclusa

Fino al 7 gennaio 2024

In mostra quadri, xilografie, cartoline d’epoca, stampe e tessuti provenienti sia da importanti collezioni private che da inedite raccolte del Museo del Tessuto, ma soprattutto i cinquanta kimono maschili e femminili appartenenti all’esclusiva collezione di Lydia Manavello.

KIMONO – Riflessi d’arte tra Giappone e Occidente” è il titolo della nuova mostra organizzata dal Museo del Tessuto di Prato in collaborazione con il Museo della Moda e delle Arti Applicate di Gorizia, che ha ottenuto il prestigioso patrocinio dell’Ambasciata del Giappone in Italia.

I kimono, tutti databili al primo e secondo quarto del Novecento, sono testimoni indiscussi delle straordinarie e reciproche contaminazioni artistiche e stilistiche che si sono verificate in quei decenni tra Giappone e Occidente.

Acquista il biglietto online. Con il biglietto puoi visitare tutte le mostre e il percorso permanente del museo.


La mostra

La mostra esplora lo scambio creativo e culturale tra Europa e Giappone, attraverso l’esposizione di opere che ne testimoniano i passaggi fondamentali, tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento.

Si illustra il conosciuto fenomeno del Giapponismo: come le espressioni artistiche dell’arte europea di quel periodo hanno attinto e reinterpretato il linguaggio espressivo e decorativo dell’arte giapponese, rappresentato in mostra da opere di Hiroshige, Utamaro e Hokusai.

Ma soprattutto si vuole raccontare il processo opposto, il fenomeno dell’Occidentalismo, un aspetto poco conosciuto ai più: l’influenza della cultura e dell’espressione artistica occidentale nell’arte giapponese attraverso l’oggetto più iconico della cultura del Sol Levante, il kimono.

I kimono in mostra, in seta operata, ricamata o stampata, testimoniano l’attrazione per l’Occidente e le suggestioni provenienti dalle innovazioni formali delle avanguardie europee come Futurismo, Secessione e Cubismo che agli inizi del Novecento modificarono profondamente il linguaggio decorativo tradizionale giapponese.


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Mostra temporanea fino al 7 gennaio 2024

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Milano, Fondazione Sozzani: Mr & Mrs Clark

Mostra conclusa

16 gennaio 2023 – 11 aprile 2023

Mr & Mrs Clark: l’iconica mostra da Prato sbarca a Milano, dal 16 Gennaio all’ 11 Aprile 2023.

“Mr & Mrs Clark. Ossie Clark and Celia Birtwell. Fashion and Prints 1965-1974”: il progetto, condiviso tra il Museo del Tessuto di Prato e la prestigiosa Fondazione Sozzani, arriva a Milano in Corso Como 10.

Grande affluenza di pubblico per l’inaugurazione che si è tenuta domenica 15 Gennaio 2023. Erano presenti anche il Direttore del Museo del Tessuto, insieme al suo Staff, e il Sindaco della Città di Prato Matteo Biffoni.

La mostra e il libro, a cura di Federico Poletti, valorizzano tramite diversi materiali espositivi – sketchbook e foto d’epoca – un importante nucleo di abiti disegnati dallo stilista londinese e provenienti dalla collezione di Massimo Cantini Parrini (celebre e pluripremiato costumista), Lauren Lepire (founder del vintage store Timeless Vixen di Los Angeles), dagli archivi di Celia Birtwell e dalla famiglia Clark.

Un racconto – fatto di abiti e immagini – della Swinging London della moda inglese anni ’70 formato da Celia Birtwell e Ossie Clark, uno dei primi esempi di coppie creative che hanno lavorato insieme completandosi in armonia.


La mostra

Il Museo del Tessuto, in collaborazione con la Fondazione Sozzani e l’Archivio Massimo Cantini Parrini, ha dedicato la prima mostra finora mai realizzata in Italia al designer di abiti Ossie Clark e alla sua compagna di vita e di atelier Celia Birtwell, due assoluti protagonisti della scena londinese e della cultura pop degli anni Sessanta e Settanta del Novecento.

Con il patrocinio della Camera Nazionale della Moda Italiana, il 15 gennaio la mostra arriva a Milano, presso la Fondazione Sozzani.

“Mr & Mrs Clark” racconta il percorso dei due creativi ed esplora la genialità del disegno di Celia, che sviluppava le stampe ispirate alla natura e alle avanguardie artistiche, e del talento di Ossie che con la sua maestria nei tagli e nella modellistica dava vita ad abiti sensuali e femminili.

La loro unione, anche nella vita privata, è stata immortalata da David Hockney nel celebre dipinto Mr and Mrs Clark and Percy, (1970-71, conservato alla Tate Britain di Londra), che rappresenta non solo un ritratto di due stilisti, ma anche un manifesto di una nuova classe creativa tra arte e moda. Scrive in tal senso Carla Sozzani nella prefazione del libro pubblicato da Silvana Editoriale: “Ossie e Celia sono anche la storia di una speciale alchimia, una dei primi esempi di coppie creative che hanno lavorato insieme per completarsi in totale armonia. Celia Birtwell e Ossie Clark fanno parte delle coppie celebri dove non si potrà mai dire dove finiva la creatività di uno e iniziava quella dell’altro”.

Per la mostra di Milano, sarà disponibile il volume pubblicato e distribuito da Silvana Editoriale: “Mr & Mrs Clark. Ossie Clark and Celia Birtwell. Fashion and Prints” racconta il sodalizio artistico e personale di Ossie Clark e Celia Birtwell attraverso saggi, interviste e una ricca documentazione iconografica. Curato da Federico Poletti, con la direzione artistica di Claudio dell’Olio, il volume ripercorre la storia della coppia inglese che ha dato origine a uno stile inconfondibile, lasciando un segno nella moda del periodo compreso tra la minigonna di Mary Quant e il movimento punk sovversivo di Malcolm McLaren e Vivienne Westwood. Con i contributi di Cristina Giorgetti, Beatrice Manca, Antonio Mancinelli, Suzy Menkes, Renata Molho e Arianna Sarti, il volume non solo rappresenta il naturale completamento della mostra, ma anche uno strumento bibliografico importante per capire l’importanza di questa coppia a volte trascurata dalla critica.

L’illustre giornalista e critica Suzy Menkes, tra le prime ad assistere alle performance di Ossie e Celia, ha visitato la mostra presso il Museo del Tessuto e ha dichiarato: “La giovane coppia ha prodotto immagini per una società in rapida evoluzione, creando un nuovo epicentro del design nella zona ovest di Londra. Proprio la zona di Portobello Road era il luogo dove la generazione giovanile stava iniziando a seminare e a crescere. È stata l’abilità di Ossie a spingere la moda a fare passi avanti “semplicemente guardando un disegno e trasformandolo in un meraviglioso tessuto”, come ha detto Celia, aggiungendo “con i miei bozzetti fantasiosi e le mie abilità di taglio dei modelli, abbiamo creato una squadra brillante che incarnava lo zeitgeist dei giovani che volevano sfuggire dalle restrizioni del dopoguerra”.


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Mostra temporanea dal 16 gennaio 2023 all’11 aprile 2023 presso Fondazione Sozzani, Corso Como n. 10, 20154 Milano (MI)

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Mr & Mrs Clark. Ossie Clark and Celia Birtwell | Fashion and Prints 1965-74

Mostra conclusa

17 settembre 2022 – 8 gennaio 2023

Il Museo del Tessuto, in collaborazione con la Fondazione Sozzani e l’Archivio Massimo Cantini Parrini, dedica la prima mostra finora mai realizzata in Italia al designer di abiti Ossie Clark e alla sua compagna di vita e di atelier Celia Birtwell, due assoluti protagonisti della scena londinese e della cultura pop degli anni Sessanta e Settanta del Novecento.

Partendo da un primo importante nucleo di abiti provenienti dall’archivio di Massimo Cantini Parrini, arricchito di ulteriori prestiti provenienti dalla collezione americana di Lauren Lepire e dagli archivi della famiglia Clark e della stessa Celia Birtwell, la mostra – curata da Federico Poletti – presenta una serie di inediti abiti caratterizzati dalle stampe iconiche di Ossie e Celia, raccontandone anche il contesto e l’evoluzione tramite video e videointerviste, foto, editoriali e disegni originali.

Con uno stile inconfondibile – il flower power – anticipatore di tendenze, Ossie era definito “King of Kings Road” per i suoi abiti di ispirazione Venti e Trenta dal taglio slanciato, che rivelavano il décolleté tra movimenti sensuali e giochi di trasparenze. Una carriera breve, ma molto intensa, che ha lasciato un segno nella Londra nel periodo compreso tra la minigonna di Mary Quant e il movimento punk sovversivo di Malcolm MacLaren e Vivienne Westwood, dal 1965 al 1974.

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La Mostra

La prima parte è dedicata interamente alla figura di Ossie Clark. Qui sono esposti per la prima volta i suoi preziosi sketchbook, dai primi disegni di ammissione al Royal College of Art di Manchester del 1962 – da cui si rileva già un precoce talento – fino a quelli del periodo d’oro (1968-69) dove il segno di Ossie si fa più spigoloso e astratto, giocando sulle forme di abiti a vita alta, i “botticelli dress” e i pantaloni svasati con pattern floreali, che diventeranno i must have dell’epoca. Questa sezione testimonia anche il suo interesse durante gli studi per la couture anni Venti e Trenta francese e per le collezioni del Victoria & Albert Museum, dove si sofferma sull’abbigliamento degli anni prebellici della couture francese, quelli degli anni Quaranta, tenendo come riferimento lo stile dei figurini della Gazette du Bon Ton.

La seconda parte del percorso racconta il mondo artistico di Celia Birtwell, che si forma alla Salford Art School di Manchester. Si diploma in Textile Design trasferendosi presto a Londra nei primi anni Sessanta, dove produce i primi tessuti per arredamento in stile op-art. Il punto di partenza per capire le sue stampe si trova guardando le sue illustrazioni, conservate nei preziosi taccuini esposti e digitalizzati per l’occasione. Un repertorio che testimonia l’ampiezza dei suoi riferimenti artistici: dalle collezioni del Victoria & Albert Museum ai costumi di Leon Bakst e Sergej Djagilev per i Balletti Russi, dal Cubismo e Pointillismo agli arazzi medievali fino alle fantasie ispirate alla Natura.

Dopo il doppio percorso su Ossie e Celia, si entra nel cuore della mostra con la scenografica esposizione dei 35 look disposti su pedane in ordine cronologico, dal primo abito a pois del 1965 per arrivare alle creazioni del 1974, data che segna la loro ultima collezione: da quel momento le strade di Ossie e Celia si dividono per continuare in modo autonomo.

Sono stati selezionati i capi con i pattern divenuti cult, dalla Lamborghini Suit del ’69 e il completo di ispirazione orientale (1968) indossato da Amanda Lear, il mini dress “aeroplane” (del 1969 e fotografato da Jim Lee) e quello con stampa Monkey Puzzle, ispirato dai tappeti medievali; diversi gli abiti fluidi in chiffon e moss crepe con le stampe Candy flowers e Mystic Daisy (1970), Tulips (1972), tra cui anche i modelli con taglio a sbieco e l’abito floreale realizzato con la tecnica della stampa a riserva. Non mancano inoltre gli abiti con decorazione più astratta e geometrica, come quelli ispirati all’avanguardia russa e Kandinsky (1974) passando per i modelli dove è protagonista il color block, come il celebre abito “semaforo-traffic light” (1972) e altre creazioni della linea Ossie Clark/for Radley, che presentano solo stampe nella parte superiore.

Una rassegna davvero completa per comprendere lo stile, i materiali e la tecnica sviluppata da Ossie e Celia in questo cruciale decennio. Completano la sala i tavoli sospesi dove si possono vedere una serie di numeri di Vogue, che testimoniano il successo del brand, oltre alla grande proiezione con i video dei loro fashion show: dalle prime sfilate del 1968 con Alice Pollock al Revolution night club, dove nel pubblico vediamo John Lennon e Geoge Harrison, fino alla sfilata di Londra del 1973 alla London Fashion Fair.

Ultima parte da scoprire di questo ricco itinerario è il guardaroba che comprende 8 abiti di carta, che rappresenta l’espressione perfetta di quel senso di rinnovamento culturale e sociale che incalzava negli anni Sessanta e che divenne un fenomeno di massa che si diffuse negli Stati Uniti d’America e in Europa. Bidimensionale, coloratissimo ed economico, l’abito di carta divenne presto uno strumento di merchandising in grado di veicolare lo stile della moda del momento, ma anche messaggi politici e culturali del tempo. Fu questo grande potenziale espressivo, che spinse molte aziende a collaborare con stilisti per la progettazione e realizzazione degli abiti di carta. Ossie Clark, nel 1966, collaborò con Zika Ascher alla produzione dei primi abiti di carta, con stampe progettate da Celia Birtwell e stampati su un tessuto in cellulosa e cotone. Questa piccola esposizione – un vero unicum – è stata resa possibile grazie a Massimo Cantini Parrini, che ha collezionato prima di tutti queste speciali creazioni, oggi diventate introvabili.

 

Credito fotografico: Marco Badiani e Mario Ciampi


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Due Secoli di Textile e Fashion Design

Mostra conclusa

15 luglio 2022 – 03 marzo 2024

Oltre 100 oggetti tra abiti maschili e femminili, tessuti per abbigliamento e per arredamento, figurini di moda, libri campionario, accessori moda documentano le trasformazioni del settore tessile dalla fine del Settecento fino alla metà del Novecento.

La mostra ripercorre un periodo storico caratterizzato da grandi cambiamenti, sociali, economici, di costume, dovuti soprattutto alla meccanizzazione dei processi produttivi e alla conseguente industrializzazione.

Tutti gli oggetti provengono dalle collezioni del Museo: alcuni sono del tutto inediti perché recentemente entrati in collezione e quindi esposti per la prima volta, altri sono stati oggetto di apposito restauro che ne ha permesso finalmente l’esposizione al pubblico in tutta sicurezza. Unico prestito di eccezione il raro esempio di abito da giorno femminile datato 1820-1825 in tela di cotone stampata proveniente dall’archivio di Massimo Cantini Parrini

Allestita in ordine cronologico, l’esposizione illustra le straordinarie trasformazioni del design tessile e i cambiamenti della moda avvenuti in un arco temporale in cui il rapporto tra tradizione e modernità, tra unicità del prodotto artistico e replicabilità del prodotto seriale, diventano il tema di un acceso dibattito sulle arti applicate. I protagonisti di questo lungo percorso – disegnatori tessili e creatori di moda – con le loro esperienze artistiche e professionali (come testimoniano le opere esposte di William Morris, Mariano Fortuny, Raoul Dufy, Gio Ponti, Lucio Fontana, Elsa Schiaparelli, Maria Monaci Gallenga) hanno lasciato comunque una traccia e un contributo importante nella storia dello stile e del design.

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La mostra

La fine del Settecento segna una trasformazione significativa nel settore del tessile e dell’abbigliamento. In Europa, i cambiamenti politici e culturali si ripercuotono nel costume del periodo, portando un generale alleggerimento delle fogge e dei disegni.  Ci si ispira allo stile neoclassico, scaturito da importanti scoperte archeologiche di reperti di epoca greca e romana. La purezza e la perfezione del classicismo si riflettono in repertori ornamentali che recuperano il tema delle ghirlande, dei rosoni impaginati entro righe o in cornici ogivali.

Nella prima metà dell’Ottocento l’automazione del settore tessile subisce un’accelerazione. I processi più lenti della filiera – filatura e tessitura – conoscono applicazioni che permettono di velocizzare i tempi del lavoro e differenziare i formati dei tessuti per abbigliamento da quelli di arredo. I tessuti operati, destinati all’abbigliamento, sono caratterizzati da disegni minuti su fondi rigati o uniti. Allo stesso tempo, le stoffe stampate conoscono una maggiore diffusione. L’abbigliamento femminile si evolve dalle fogge in “stile impero”, caratterizzate da un punto vita rialzato sotto al seno, a quelle in “stile romantico” in cui si asseconda maggiormente il punto vita naturale e si allarga l’ampiezza della gonnaL’abbigliamento maschile evidenzia la prestanza del torso grazie ai gilet che fasciano il busto e a pantaloni attillati che aderiscono alle gambe. Lo stile austero e semplice riflette le esigenze di praticità, ordine e prudenza del ceto borghese.

In questo secolo così complesso e ricco di cambiamenti dovuti alla meccanizzazione del settore tessile, si accende il dibattito tra artigianato e industria, tra unicità del prodotto artistico e replicabilità del prodotto seriale.  I grandi couturier francesi si ispirano all’arte coeva del Modernismo, interpretandola con tendenze e fogge che ridisegnano la linea del corpo femminile. La nascita in Francia dei Grandi Magazzini e lo sviluppo dell’editoria di moda offrono l’opportunità ad un pubblico sempre più ampio di adottare i modelli dell’alta sartoria contribuendo alla democratizzazione del lusso.

Ai primi del Novecento, dopo l’austero periodo del dopoguerra la vita artistica e culturale europea rifiorisce a Parigi, dove i prestigiosi atelier di alta moda diventano punto di riferimento per le nuove tendenze. L’Italia, invece, conosce diverse esperienze – industriali e artistiche – che accendono l’interesse internazionale nei confronti delle nostre creazioni di moda e tessuto. Dal mondo dell’arte inoltre arrivano significativi impulsi a ristudiare le tradizioni tessili italiane. Nel 1909, nel suo atelier veneziano, Mariano Fortuny progetta e brevetta l’abito più celebre indossato dalla società elegante del tempo, il Delphos ed elabora tecniche di stampa su cotone e velluto con soggetti ispirati al repertorio italiano del medioevo e del rinascimento, caratterizzate dalla decolorazione che simula l’usura. Sulla stessa scia, Maria Monaci Gallenga esordisce alla III Mostra della Secessione di Roma nel 1915, dove presenta le sue creazioni tessili per arredamento e abbigliamento. I disegni, ripresi fedelmente da modelli della tradizione antica, sono stampati a matrice di legno con pigmento in oro e in argento. 

Alla fine degli anni Venti l’architetto Giò Ponti fonda la rivista di interior design “Domus” (1928) che celebra il suo impegno nell’adeguare e orientare il design tessile alle esigenze estetiche e funzionali della modernità. 

I venti di guerra degli anni Quaranta portano un clima di austerità che privilegia il riuso del tessuto e il risparmio della stoffa destinata alle confezioni, mentre gli anni Cinquanta aprono la strada ad un rinnovamento produttivo e estetico: grazie ad eventi come la Triennale di Milano il design tessile si sposa con i nomi più autorevoli dell’arte contemporanea come Lucio Fontana e altri autori della corrente astrattista.


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Mostra temporanea dal 15 luglio 2022 al 03 marzo 2024

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Novecento Elegante. Abiti e accessori dalla donazione Fineschi

Mostra conclusa

13 febbraio – 3 luglio 2022

Un’accurata selezione di oltre 80 oggetti tra abiti e accessori femminili e maschili appartenuti alla famiglia Fineschi, tra le più attive della borghesia imprenditoriale pratese fin dalla metà dell’Ottocento.

L’intera collezione, composta da oltre 160 oggetti, è stata generosamente donata nel 2021 al Museo andando così ad arricchirne il patrimonio, incrementando la sezione moda e abbigliamento con oggetti che spaziano dalla fine dell’Ottocento fino agli Novanta del Novecento e diventando a tutti gli effetti patrimonio cittadino.

La mostra, curata dalla conservatrice del Museo Daniela Degl’Innocenti con la collaborazione di Valentina Sonnati, è allestita nella suggestiva Sala dei Tessuti Antichi del Museo e presenta una trentina di abiti e una cinquantina di accessori e complementi d’abbigliamento che sono espressione del gusto, della moda e della vita sociale italiana, testimonianza fondamentale per la storia del territorio e la storia del costume italiano tra Otto e Novecento.

Questo patrimonio nasce e si sviluppa in un contesto domestico più che collezionistico, frutto della passione di Ada Tirinnanzi Fineschi per la storia del costume e dell’amore per la propria famiglia. La loro storia attraversa oltre un secolo e si distingue per le attività commerciali che la portano all’attenzione cittadina: dallo storico pastificio fondato da Antonio Egidio Fineschi nel 1826 all’attività di vendita delle auto degli anni più recenti avviata da Antonio Fineschi.

Lo studio della collezione condotto dal Museo unito all’interessante patrimonio fotografico e video conservato dalla Famiglia, hanno permesso non solo di ricostruire il vissuto dei numerosi componenti, ma anche di rintracciare la storia degli abiti, la datazione, la manifattura e l’appartenenza dei curiosi oggetti d’uso quotidiano che corredano la raccolta.


Esposizione

Il percorso espositivo rispetta lo spirito con cui la raccolta è stata generata e, quindi, procede per filoni tematici e cronologici: abbigliamento infantile e giocattoli, abbigliamento maschile e femminile da giorno e da sera accompagnati da accessori di lusso, attività creative femminili e interessi culturali dei componenti della famiglia.

Curiosa e inedita è la presentazione di alcuni completi da bambini degli anni Venti e Trenta del Novecento che testimonia lo sviluppo di una moda dedicata all’infanzia ed è accompagnata da una serie di giochi da tavolo e giocattoli che contestualizzano il periodo storico e l’esposizione.

A questo contenuto si affianca un affascinate esposizione di vesti da notte riccamente ricamate e di raffinati négligé decorati dalle donne della famiglia. Nella collezione sono presenti, infatti, numerosi lavori a ricamo che attestano la passione delle donne della famiglia per questa attività: colletti e trine a punto Rinascimento, centrini e bordure a Chiaccherino, disegni per trine a fuselli databili al primo ventennio del XX secolo. Di particolare pregio sono alcuni modelli femminili della metà degli anni Venti che riflettono l’attenzione per la moda francese di quel periodo nota attraverso le riviste di moda che presentano le creazioni dei più celebri couturier parigini.

Per la moda maschile sono presenti completi da giorno e da sera del primo Trentennio del Novecento di sartoria pratese e fiorentina: frac, smoking e soprabito accompagnati da adeguati complementi come cappelli, bastoni e raffinati set da fumo in sepiolite. 

Per il periodo del dopoguerra, la raccolta testimonia lo sviluppo della filiera della moda attraverso capi di alta sartoria degli anni Sessanta indossati per gli esclusivi appuntamenti ricreativi e culturali della storica Società dei Misoduli di Prato fino ad arrivare agli outfit dei primi grandi brand italiani degli anni Ottanta come Gianfranco Ferré e Rocco Barocco. Oggetti come bottoni, fibbie, bijou , borsette impreziosiscono il percorso espositivo connotando la qualità raffinata dei completi conservati e di quelli non più presenti nella raccolta.

La qualità dei tessuti e la manifattura degli abiti seguono in modo puntuale i riferimenti alle tendenze della moda del periodo, come testimoniano le riviste, le planche, i figurini, i libri tendenze e campionario – appartenenti ad altre collezioni del Museo – che arricchiscono l’esposizione creando un suggestivo dialogo tra questa eterogena varietà di materiali.


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Mostra temporanea dal 13 febbraio al 29 maggio 2022

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Catalogo

La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Museo Del Tessuto Edizioni e acquistabile presso il bookshop oppure via mail.

Per informazioni: shop@museodeltessuto.it

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Turandot e l’Oriente fantastico di Puccini, Chini e Caramba

Mostra conclusa

22 maggio 2021 – 23 gennaio 2022

Turandot e l’Oriente fantastico di Puccini, Chini e Caramba (Museo del Tessuto, Prato dal 22 maggio 2021 al 23 gennaio 2022) è il frutto di un lungo e accurato lavoro di ricerca compiuto dal Museo sullo straordinario ritrovamento di un nucleo di costumi e gioielli di scena risalenti alla prima assoluta della Turandot di Puccini e provenienti dal guardaroba privato del grande soprano pratese Iva Pacetti.

Un’esposizione inedita, suggestiva, multidisciplinare e di ampio respiro, che nasce grazie alla collaborazione di enti e istituzioni pubblici e privati italiani di grande prestigio che a vario titolo hanno contribuito a questo ambizioso progetto: ricostruire le vicende che hanno portato il grande compositore toscano Giacomo Puccini a scegliere Galileo Chini per la realizzazione delle scenografie per la Turandot, andata in scena per la prima volta al Teatro alla Scala il 25 aprile 1926, diretta da Arturo Toscanini.

Co-organizzatore della mostra è il Sistema Museale dell’Ateneo fiorentino nel cui Museo di Antropologia e Etnologia è conservata una collezione di oltre 600 cimeli orientali, riportati da Galileo Chini – grande interprete del Liberty italiano – al rientro dal suo viaggio in Siam nel 1913 e da lui personalmente donati nel 1950 al Museo fiorentino.
A questi si aggiunge il contributo degli enti prestatori: l’Archivio Storico Ricordi, il Museo Teatrale alla Scala e l’Archivio Storico Documentale Teatro alla Scala, le Gallerie degli Uffizi – Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti, la Fondazione Giacomo Puccini di Lucca, la sartoria Devalle di Torino, l’Archivio Corbella di Milano, la Società Belle Arti di Viareggio e numerosi prestatori privati.


Percorso espositivo

Il percorso espositivo della mostra – che occupa circa 1.000 metri quadri complessivi – si apre nella Sala dei Tessuti Antichi con una selezione di circa 120 oggetti della collezione Chini, proveniente dal Museo di Antropologia e Etnologia di Firenze. Il visitatore potrà ammirare tessuti, costumi e maschere teatrali, porcellane, strumenti musicali, sculture, armi e manufatti d’uso di produzione thailandese e cinese – suddivisi per ambiti tipologici all’interno di grandi teche espositive – che sono stati continua fonte di ispirazione per l’Artista e sono diventati soggetti di suoi numerosi dipinti.

L’esposizione prosegue al piano superiore con una sezione dedicata alle scenografie per la Turandot e al forte influsso che l’esperienza in Siam ebbe nell’evoluzione del percorso creativo e stilistico di Chini. La terza e ultima sala riunisce finalmente, dopo decenni di oblio, gli straordinari costumi della prima dell’opera. Infatti, accanto a quelli della protagonista di proprietà del Museo – su una grande pedana rialzata che la prima volta nella storia riunisce la straordinaria parata realizzata da Caramba nel 1926 – sono esposti anche 30 costumi straordinari provenienti dall’archivio della Sartoria Devalle di Torino, comprendenti i ruoli primari e comprimari – l’Imperatore, Calaf, Ping, Pong e Pang, il Mandarino – e i secondari – i Sacerdoti, le Ancelle, le Guardie, i personaggi del Popolo. Si tratta dei costumi originali realizzati per la stessa edizione dell’opera, anch’essi inizialmente scomparsi, ma poi rocambolescamente ricomparsi a metà degli anni Settanta ed entrati a far parte definitivamente di questo meraviglioso archivio storico privato.

Mostra di Turandot – ph. Mario Ciampi


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Mostra temporanea dal 22 maggio 2021 al 23 gennaio 2022

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Catalogo

La mostra è accompagnata da un catalogo di 240 pagine, con 160 illustrazioni, edito in italiano e inglese da Silvana Editoriale.

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Pinocchio nei costumi di Massimo Cantini Parrini dal film di Matteo Garrone

Mostra conclusa

21 dicembre 2019 – 25 ottobre 2020

Il Museo del Tessuto inaugura una mostra dedicata al pluripremiato costumista cinematografico Massimo Cantini Parrini.

La mostra presenta in anteprima assoluta il suo ultimo straordinario lavoro: oltre 30 costumi realizzati per il film “Pinocchio” di Matteo Garrone, in uscita nelle sale il 19 dicembre, 2019, distribuito da 01 Distribution e interpretato da un cast di assoluta eccezione, con Roberto Benigni nei panni di Geppetto, Gigi Proietti di Mangiafuoco, Rocco Papaleo e Massimo Ceccherini in quelli del Gatto e la Volpe. Dei costumi in mostra, 25 sono stati realizzati dalla Sartoria Tirelli, 5 dalla Sartoria Costumi d’Arte Peruzzi, 2 da Cospazio 26, mentre le parrucche da Rocchetti e Rocchetti.


Percorso espositivo

Il percorso espositivo è articolato in due sezioni: la prima dedicata al costumista, alle sue fonti d’ispirazione ed al suo lavoro creativo attraverso video, campionature di

tessuti, capi d’abbigliamento storici del XVIII e XIX secolo provenienti dalla sua straordinaria collezione personale, utilizzati come fonti di ispirazione diretta per la creazione degli abiti del film. La seconda prevede invece l’esposizione di oltre trenta costumi dei principali personaggi del film, accompagnati da immagini tratte dal film stesso e da alcuni, simbolici oggetti di scena.

Mostra di Pinocchio © ph. Marco Badiani


Attività correlate

  • Massimo Cantini Parrini al Museo del Tessuto - VIDEO
  • Massimo Cantini Parrini racconta Pinocchio - VIDEO 
  • Visite Guidate alla mostra a cura di Coop Culture 
  • Attività per bambini e famiglie a tema Pinocchio inclusa visita alla mostra 
  • Gadget a tema Pinocchio in vendita presso il bookshop e online

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Visita

Mostra temporanea aperta dal 21 dicembre 2019 al 25 ottobre 2020

Ogni giovedì di luglio, la visita guidata alla mostra delle ore 21 è gratuita (previa prenotazione).

Consulta orari, biglietti e locationAcquista i biglietti

Catalogo

La mostra è accompagnata da un catalogo con fotografie, contributi di autorevoli critici del cinema e storici del costume e schede dettagliate degli abiti dall’archivio privato del costumista e dei costumi del film.

Per informazioni: shop@museodeltessuto.it

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Leonardo Da Vinci, l’ingegno, il tessuto

Mostra conclusa

16 dicembre 2018 – 29 settembre 2019

Il museo dedica a Leonardo da Vinci una mostra che evidenzia l’interesse, la sensibilità e l’ingegno dell’artista nella messa a punto e nell’invenzione di dispositivi e macchine per una delle attività economiche preponderanti del suo tempo, l’arte tessile.

La mostra è organizzata dalla Fondazione Museo del Tessuto in collaborazione con il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano e il Museo Leonardiano di Vinci e si avvale del patrocinio e del contributo del Comitato Nazionale per le celebrazioni dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci. La mostra vuole essere un efficace strumento di comprensione e di divulgazione delle invenzioni leonardesche attraverso ricostruzioni 3d, apparati multimediali e modellini in scala, e anche un’occasione per valorizzare l’importanza dell’ingegneria meccanica applicata all’industria tessile, elemento che la collega saldamente alla storia del distretto pratese.

Main sponsor dell’iniziativa è ESTRA, la holding toscana tra i primi dieci gruppi industriali per vendita di energia in Italia. La mostra si avvale inoltre del contributo della Regione Toscana, dell’Associazione Acimit e delle imprese del Gruppo meccanotessili di Confindustria Toscana Nord.


Percorso espositivo

Il percorso espositivo si apre con una prima sezione con le riproduzioni in grande scala di alcuni dipinti di Leonardo. I ritratti e soggetti religiosi presenti in mostra vengono letti con un taglio nuovo e inusuale per mettere in luce gli studi leonardeschi sul panneggio e le sue osservazioni per una migliore restituzione in pittura della consistenza delle stoffe e del movimento delle pieghe secondo i diversi tipi di tessuto. Dai dipinti emerge inoltre l’attenzione alla decorazione delle vesti sottolineata dai celebri “nodi” che testimoniano ulteriormente il suo approccio “universale” alla natura. Il visitatore sarà inoltre accompagnato nella visita da un’installazione sonora creata da Giorgio Ferrero e Rodolfo Mongitore della Minus&Plus, ispirata a un immaginario spartito ideato a partire dai progetti di Leonardo degli strumenti musicali. La ciclicità della composizione è un richiamo ai motori, alle ripetizioni, ai meccanismi circolari al nodo vinciano, mentre nella concretezza del suono sordo dei legni risuona la materia prima alla base delle invenzioni.

Nella seconda sezione della mostra, uno scenografico allestimento evoca i meccanismi delle ruote dentate presenti nei disegni di Leonardo e introduce al tema degli studi sui dispositivi e sulle macchine. Studi che durante il soggiorno milanese, oltre alla meccanica, ingegneria e architettura sono stati dedicati al settore tessile, industria che in ambito lombardo – grazie alla corte dei Visconti e poi degli Sforza – conosce nel corso del Quattrocento un significativo sviluppo. Rappresentativo di questo momento storico, la presenza di sala dei due celebri ritratti della Pinacoteca di Brera “Ritratto di Francesco Sforza” e “Ritratto di Bianca Maria Visconti”, ad opera di un ignoto pittore lombardo nel 1480 circa.

Il dettaglio della manica in entrambi i nobili dialoga con il frammento di tessuto del Museo del Tessuto – un velluto operato rosso a fondo bianco della fine del Quattrocento – esempio dell’eccellenza della produzione tessile italiana per l’abbigliamento delle corti.

Sempre dalle collezioni del Museo del Tessuto proviene il rarissimo frammento di veste “frappata” con motivo a code di pavone, in panno di lana garzato ricamato in oro, argento filato e seta su cui è applicato un gallone in oro filato. Una video-proiezione, inoltre, illustra le diverse fasi del processo di trasformazione della lana e della seta, nelle quali affreschi, miniature e dipinti prendono vita illustrando le fasi produttive del tessuto nel Rinascimento.

Un multimediale immersivo – che affianca i disegni di Leonardo presenti nel Codice Atlantico e Codice Madrid I e i modelli dinamici 3d realizzati dal Museo Leonardiano di Vinci e dal Museo del Tessuto attraverso la gentile collaborazione di Lorenzo Barni della Lido Barni – presenta al pubblico le parti del processo produttivo laniero e serico sulle quali si concentrò Leonardo, guidando il fruitore in un viaggio emozionale attraverso la sua mente geniale, capace di anticipare i tempi con una visione ingegneristica senza eguali.

Grazie ai modelli storici in legno e metallo concessi in prestito dal Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano, il visitatore potrà apprezzare al meglio i dispositivi per la ritorcitura e binatura del filato di seta dotati di meccanismi di arresto, un maglio battiloro per la produzione di lamine da sbalzo, medaglie, monete e borchiette che trovavano applicazione nel settore del ricamo, un telaio meccanico – tra le macchine più complesse da lui concepite – sviluppato dagli esemplari manuali ma dotato di navetta lanciata in automatico, meccanismo che sarà riproposto poi solo in epoca preindustriale. Anche il processo di rifinizione del panno di lana diventa oggetto d’interesse da parte di Leonardo, con progetti per macchina garzatrice e cimatrice visibili in mostra attraverso i modellini del MUST.

La mostra permette quindi di comprendere come il genio e gli studi di Leonardo sono stati orientati all’ottimizzazione del lavoro poiché un processo più fluido, veloce e perfetto poteva apportare vantaggi economici conseguenti ai tempi di produzione e al personale impiegato.

Mostra di Leonardo Da Vinci © ph. Marco Badiani


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Mostra temporanea aperta dal 16 dicembre 2018 al 29 settembre 2019.

La mostra si avvale inoltre della sponsorizzazione tecnica di Unicoop Firenze e Trenitalia.

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The Contemporary Chinese Fiber Art

Mostra conclusa

27 giugno – 27 settembre 2018

Il Museo ospita l’unica tappa italiana di The Contemporary Chinese Fiber Art, una mostra di arte tessile cinese contemporanea organizzata dall’Accademia Nazionale Cinese di Pittura, dall’Accademia di Arte e Design della Tsinghua University, e realizzata dall’Istituto di arte del tessuto della Facoltà di Arte Pubblica dell’Accademia Nazionale Cinese di Pittura e dall’Associazione degli Artisti Cinesi in Italia.

La mostra fa parte del programma governativo di scambi culturali con l’estero del Ministero della Cultura del governo cinese. Quella al Museo del Tessuto è la prima tappa italiana di un tour mondiale che ha già toccato dieci paesi tra cui Stati Uniti, Brasile, Australia, Europa, Messico.


Percorso espositivo

La mostra, allestita all’interno delle due grandi sale espositive del primo piano, presenta per la prima volta al pubblico italiano un’accurata selezione di opere di fiber art, espressione dei venti migliori istituti e scuole d’arte cinesi tra cui l’Istituto di Ricerca dell’Arte del tessuto dell’Accademia Nazionale Cinese di Pittura, l’Accademia di Arte e Design della Tsinghua University, l’Accademia di Belle arti Cinese e l’Accademia di Belle Arti di Tianjin.

Le trenta opere esposte esprimono da diverse prospettive la visione che questi artisti – alcuni già affermati in patria altri giovani promettenti studenti accademici – hanno della storia e della cultura cinese, testimoniando gli straordinari progressi che l’arte tessile ha avuto negli ultimi anni in questo paese.

Gli artisti presenti in mostra hanno partecipato con le loro opere alle varie edizioni della “Biennale Internazionale di arte tessile da Losanna a Pechino” che dal 2000 è l’appuntamento più importante e influente a livello mondiale per tutti gli artisti che lavorano con la materia tessile.

Lana, seta, cotone diversamente manipolati secondo la sensibilità dei vari artisti, si uniscono a materiali di diversa composizione – carta, cera, metallo, bambù – per dare luogo ad oggetti tridimensionali che come delle vere e proprie sculture si ergono negli spazi del Museo oppure calano dall’alto come veli leggeri che fluttuano nello spazio, accanto ad arazzi che sembrano delle vere e proprie opere su tela.


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Mostra temporanea aperta dal 27 giugno al 27 settembre 2018

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Drappi d’oro e di seta. Tessuti per le corti europee del Rinascimento

Mostra conclusa

25 maggio 2018 -  2 gennaio 2019

La mostra valorizza la ricchissima collezione di tessuti rinascimentali del Museo. Il percorso illustra l’evoluzione delle produzioni tessili di lusso tra Quattro e Cinquecento, con oltre 120 esemplari – molti dei quali mai esposti prima al pubblico e restaurati appositamente per l’occasione dal Laboratorio di Restauro interno al museo La Tela di Penelope.

Il viaggio tra i tessuti è accompagnato dalla riproduzione in grande scala di sei grandi personaggi della vita di corte rinascimentale italiana del periodo, tra cui Bianca Maria Sforza, Elisabetta Gonzaga, Sigismondo Malatesta, Cosimo Primo de’ Medici. Le immagini selezionate illustrano – attraverso i ritratti realizzati da pittori straordinari come Domenico Ghirlandaio, Piero della Francesca, Raffaello, Tiziano, Alessandro Allori – le fogge sartoriali in voga allora ed offrono puntuali riscontri ai tessuti in mostra, dando immediata evidenza dell’uso che di quei tessuti così preziosi e costosi veniva fatto a corte.


Percorso espositivo

L’arte della seta, nel Quattrocento e nel Cinquecento, raggiunge in Italia vertici altissimi di qualità tecnica e d’invenzione. Città mercantili, con attività commerciali internazionali rodate già dal periodo medievale, quali Venezia, Milano, Firenze, Lucca, Genova, concentrano la loro economia intorno alla produzione di stoffe di seta come velluti, lampassi, damaschi arricchiti da effetti preziosi in filato metallico d’oro e d’argento. La lavorazione di tessuti operati di pregio richiedeva, oltre alla specializzazione in ogni parte del processo, la disponibilità di capitali da investire nelle materie prime – seta, metalli preziosi, sostanze tintorie – e la capacità di commercializzare il prodotto nei mercati del lusso di tutta Europa.

Tra i tessili di maggiore eccellenza si distingue il velluto, per la cui realizzazione occorreva un ingente quantitativo di seta (cinque volte di più di un tessuto semplice) oltre all’impiego di filati metallici preziosi. Tra i velluti più costosi sicuramente spiccano quelli con due o tre altezze di pelo, quelli con tintura in kermes e grana, quelli con trame lanciate e broccate in oro, tutti prodotti normati da una severa legislazione che ne stabiliva la densità dei fili, l’altezza della pezza e l’impiego di determinate sostanze tintorie. Una vera preziosità è rappresentata dal velluto Medici, un particolare tessuto araldico realizzato appositamente a Firenze per la nobile famiglia, che presenta un motivo a rosetta con al centro le celebri sette (ante XVI sec.) “palle” medicee rosse su fondo oro.

Un altro “cammeo” delle collezioni del Museo è inoltre rappresentato dalla “scarsella”, raro esemplare di borsa indossata dagli uomini del tempo attraverso una cintura in vita. Quella del Museo apparteneva probabilmente all’Arte del Cambio di Firenze, la corporazione che soprintendeva al cambio delle valute. Molto particolari i tessuti “a maglia moresca”, che trovano corrispondenza nello stile dell’arte islamica espresso negli stucchi delle architetture e nell’ornato dei metalli. Il caso più conosciuto e prezioso dell’arte tessile è lo splendido velluto dell’abito di Eleonora di Toledo dipinto dal Bronzino (1545).

Un aspetto interessante che illustra la mostra è la contaminazione dei disegni tra le diverse manifatture, anche con quelle straniere. Tra le principali è rappresentata quella di Bursa, in Turchia, che dai primi del Quattrocento inizia ad essere conosciuta e apprezzata anche in Europa attraverso la produzione di ricchi velluti.

Numerose e curiose anche le testimonianze dei “tessuti per la casa” del periodo: tovaglie, copricuscini – tra i quali uno di manifattura del Marocco -, manufatti a fibra mista in lino, cotone e lana, tipologia probabilmente impiegati nella funzione di coperte di rivestimento, biancherie di pregio in lino ricamato in seta, tra i quali i “fazzoletti da mano”, accessorio indispensabile nella moda del XVI secolo.


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Mostra temporanea aperta dal 25 maggio 2018 al 2 gennaio

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