Io sono quello che ho donato. Loriano Bertini collezionista

Mostra conclusa

3 luglio – 21 settembre 2025

La mostra presenta una selezione di tessuti, maioliche rinascimentali e rari libri d’artista del Novecento per rendere omaggio a Loriano Bertini, imprenditore pratese e grande collezionista che con la sua donazione di oltre 600 tessuti antichi consentì la nascita del Museo nel 1975.

Dal 3 luglio al 21 settembre 2025 il Museo del Tessuto di Prato rende omaggio alla figura di Loriano Bertini (Prato, 1930 – 2019), imprenditore e collezionista di opere d’arte antica e contemporanea. Bertini, con una generosa donazione di oltre 600 tessuti antichi, nel 1975 ha permesso la nascita del Museo del Tessuto che quest’anno celebra il suo cinquantesimo anniversario.

Nata in collaborazione con la Biblioteca nazionale centrale di Firenze, la mostra valorizza i principali interessi collezionistici di Bertini e la sua vocazione a condividerli attraverso prestigiose donazioni: non solo tessuti antichi, ma anche maioliche rinascimentali, rare edizioni d’arte e libri illustrati da celebri artisti del XX secolo, acquisiti dalla Biblioteca nazionale centrale di Firenze che oggi costituiscono un patrimonio tra i più rilevanti a livello internazionale.

Schivo di fronte a qualsiasi forma di riconoscenza, Loriano Bertini amava parafrasare la celebre frase di Gabriele D’Annunzio “Io ho quel che ho donato” nel motto “Io sono quello che ho donato”, facendo riferimento alla gioia per ciò che si dà.

Numerosi sono stati i musei e le istituzioni culturali di alto profilo che hanno accolto le donazioni di Bertini: tra queste il Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, il Museo di Palazzo Davanzati, il Museo del Bargello, il Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza, il Museo della ceramica di Montelupo.

Straordinaria la collezione dedicata ai libri illustrati da artisti internazionali del XX secolo, espressione di una vocazione di attento bibliofilo ed estimatore di grafica e d’arte moderna.

Bertini iniziò a collezionarli all’inizio degli anni Settanta. Nel corso di trent’anni raccolse circa 4.500 tra libri d’artista e edizione d’arte, che vennero acquisiti nel 2000 dall’allora Ministero per i Beni e le Attività Culturali e poi confluiti presso la Biblioteca nazionale centrale di Firenze.

Per la prima volta a Prato verranno esposti al pubblico 22 libri d’artista italiani ed europei a partire dal Futurismo di Marinetti passando per Picasso, Matisse, Mirò, Dalì, Duchamp, fino alle correnti artistiche del secondo Novecento con Capogrossi, Fontana e Isgrò.

Tra i precoci interessi collezionistici di Loriano Bertini spiccano le maioliche che ha raccolto e studiato sin dagli anni Sessanta. Alcuni preziosi esemplari di maioliche rinascimentali donati al Museo della ceramica di Montelupo, sono stati prestati al Museo del Tessuto ed esposti in mostra: un orciolo, una scodella, una crespina e un orcio, tutti di manifattura montelupina realizzati tra Cinquecento e Seicento.

In mostra sarà presente un’accurata selezione di frammenti di vari formati di velluti fiorentini, veneziani e genovesi, lampassi e broccatelli, oltre a due straordinari libri con le pagine realizzate in tessuto jacquard in finissimo filato di seta: il libro di preghiere tessuto da J. A. Henry e presentato per la prima volta alla celebre Esposizione Universale di Parigi del 1889 (vincitore del Gran Prix) e il libro “La Marseillaise”, in cui la partitura musicale dell’inno francese è stata realizzata dalla ditta lionese Chatel & Tassinari.

Il Museo del Tessuto si è costituito nel 1975 proprio grazie alla donazione di Loriano Bertini che comprendeva 612 frammenti tra velluti italiani dal Quattro al Settecento, tessuti figurati con soggetti liturgici, ricami, tessuti di produzione ottomana del Cinque-Seicento, e poi ancora damaschi, broccatelli e lampassi.

Per celebrare l’importante cinquantenario e tenere viva la memoria di un gesto di grande generosità e di straordinaria visione strategica, il Museo ha deciso di intestare a Loriano Bertini la sala dedicata all’esposizione del patrimonio storico, che viene nominata “Sala dei Tessuti Antichi Loriano Bertini”.

In occasione della mostra la Biblioteca nazionale centrale di Firenze ha realizzato il catalogo a cura di David Speranzi, disponibile gratuitamente al pubblico in formato digitale alla pagina web https://bncf.cultura.gov.it/categoria_pubblicazioni/cataloghi-di-mostre/

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Orari

martedì – giovedì: 10.00-15.00
venerdì – sabato: 10.00-19.00 | domenica: 15.00-19.00 | lunedì chiuso

Biglietto: 10 euro intero; 8 euro ridotto

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Lara Facco P&C

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Veste di luce. Il manto giubilare di Giovanni Paolo II

Mostra conclusa

19 giugno - 21 settembre 2025

Per celebrare i suoi 50 anni e il Giubileo 2025, il Museo del Tessuto di Prato espone il manto realizzato per Papa Giovanni Paolo II in occasione dell’apertura della Porta Santa per il Grande Giubileo del 2000.

Il manufatto fu realizzato grazie all’impegno delle imprese tessili dell’Unione Industriale Pratese, oggi Confindustria Toscana Nord, e torna a essere esposto in città dopo venticinque anni.

Dal 19 giugno al 21 settembre 2025, il Museo del Tessuto di Prato torna a esporre una delle opere presenti nelle sue collezioni: la replica autentica del manto che Giovanni Paolo II indossò in occasione dell’apertura della Porta Santa al Grande Giubileo del 2000.

Il progetto del manto papale e delle vesti liturgiche indossate dal clero è iniziato nel 1999. La realizzazione del tessuto ha visto coinvolte le imprese tessili di Prato, mentre la confezione delle vesti è stata affidata all’Atelier di arte sacra X Regio di Treviso.

Oltre 16.000 i metri del tessuto realizzati con cui furono confezionate 4.000 vesti liturgiche per cardinali, vescovi e sacerdoti, alcune delle quali sono state indossate anche in occasione delle celebrazioni dell’apertura della Porta Santa del Giubileo in corso.

Per valore simbolico, disegno, caratteristiche tecniche e forma, l’ideazione dei tessuti e delle vesti per il Giubileo del 2000 dovevano corrispondere alle aspettative di una Chiesa che entrava nel Terzo Millennio.

Le indicazioni sul progetto tessile proponevano un disegno policromo, non bianco come da tradizione, e una interpretazione libera di precisi soggetti teologici: il cosmo, l’uomo, il Redentore e la fine del tempo.

Questi soggetti, simbolicamente interpretati dai colori blu, rosso e oro, si inserivano in un motivo ad arcatelle a sesto acuto, allusione alla Porta – sia quella Santa aperta dal pontefice sia la Soglia che simboleggia l’aspirazione dell’uomo a un ordine superiore e universale. Due rivoli rossi presenti in ogni arcatella manifestavano simbolicamente il sacrificio di Cristo.

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VESTE DI LUCE
Il manto giubilare di Giovanni Paolo II

Prato, Museo del Tessuto, 19 giugno – 21 settembre 2025

info@museodeltessuto.com www.museodeltessuto.com

Orari: martedì – giovedì: 10.00-15.00 | venerdì – sabato: 10.00-19.00 | domenica: 15.00-19.00 | lunedì chiuso

Biglietto: 10 euro intero; 8 euro ridotto

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Velvet mi amor

Mostra conclusa

a cura di Stefano Chiassai e Corinna Chiassai

8 marzo 2025 – 8 giugno 2025

In occasione dei 50 anni del Museo del Tessuto di Prato, una mostra che celebra le innovazioni contemporanee di uno dei tessuti più amati al mondo: il velluto.

Con un’ installazione di 24 figure antropomorfe totalmente realizzate in velluto e mai esposte prima in un museo, la mostra racconta la sperimentazione del linguaggio creativo contemporaneo nella moda.

La lucentezza della seta e la complessità della lavorazione rendono il velluto uno dei tessuti più preziosi nei secoli, caratteristico degli abiti più esclusivi già in epoca rinascimentale: con la mostra Velvet mi Amor, dall’8 marzo all’8 giugno 2025, il Museo del Tessuto di Prato celebra questo materiale tessile unico proseguendo così i festeggiamenti per i cinquant’anni dalla sua apertura, a pochi mesi dall’inaugurazione della mostra “Tesori di Seta. Capolavori tessili dalla donazione Falletti”.

Velvet mi Amor è un progetto espositivo dedicato alle sperimentazioni contemporanee sul velluto, con un percorso nel quale prendono corpo 24 personaggi nati dalla fantasia creativa e dalla ricerca dello studio dei designer Stefano Chiassai e Corinna Chiassai, specializzato in consulenze creative per marchi di moda maschile e femminile a livello nazionale e internazionale.

I 24 personaggi pensati per la mostra dai due designer, totalmente in velluto, sono esseri dalle forme aliene e dai look futuristici, che esplorano le potenzialità del materiale nella ricerca contemporanea, interpretandolo con nuove forme, manipolazioni e accostamenti innovativi.

L’ installazione, presentata in alcune fiere di settore ma per la prima volta in ambito museale, mostra al pubblico lavorazioni manuali e sperimentazioni tecniche che vanno oltre l’esercizio stilistico, celebrando la creatività della produzione tessile contemporanea.

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Il percorso espositivo

L’esposizione valorizza l’eccellenza, l’artigianalità e il grande saper fare delle molte aziende italiane coinvolte nel progetto e in particolare la versatilità del velluto, presentata in chiave sperimentale grazie a manipolazioni esplorative, accostamenti innovativi, trattamenti speciali: laser, intarsi di velluto con altri materiali, stampe a illusione ottica, intrecci manuali, plissettature, cambi di direzione delle coste di velluto, abbinamenti di colori inusuali e nuove texture che animano l’installazione.

Accanto ai velluti troviamo anche altri materiali che, attraverso un ampio ventaglio di lavorazioni, ne imitano l’aspetto: rasi, popeline, gabardine, fustagni, denim, tessuti dalla superficie più o meno tridimensionale, più o meno liscia, sono lavorati in maniera tale da dare l’illusione di essere velluti.

L’idea era trasformarlo profondamente” – dichiara Stefano Chiassai – “Nuove forme, lavorazioni inedite, collocazioni sorprendenti e maggior versatilità”.

Le figure antropomorfe dei Chiassai permettono di conoscere non solo la ricchezza, ma anche le potenzialità di un tessuto pregiato, che nasce da tecniche di produzione straordinarie in un museo che non si limita allo studio del tessuto antico, ma che da sempre rivolge la propria attenzione alla contemporaneità, come dimostra anche la Textile Library del Museo, l’archivio nato nel 2021 e dedicato esclusivamente ai materiali tessili contemporanei e all’innovazione nel settore tessile e moda.

Velvet mi Amor non è soltanto un’occasione unica di entrare nel vivo della sperimentazione e dell’innovazione della moda contemporanea, guidati dall’expertise di due grandi conoscitori della moda italiana, ma anche un modo di approfondire e apprezzare un tessuto che continua a ispirare stilisti e designer di tutto il mondo, e di esplorare un inedito linguaggio della moda contemporanea rivolgendosi alle nuove generazioni.


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Mostra temporanea dall’ 8 marzo all’ 8 giugno 2025

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Walter Albini. Il talento, lo stilista

Mostra conclusa

23 marzo - 30 novembre 2024

Dal 23 marzo al 30 novembre 2024, la Fondazione Museo del Tessuto celebra lo stilista Walter Albini con una grande mostra curata da Daniela Degl’Innocenti ed Enrica Morini

Walter Albini. Il talento, lo stilista” vuole offrire una rilettura di tutto il percorso professionale di un protagonista della moda italiana tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Ottanta, nata da un lungo lavoro di ricerca condotto dalle curatrici allo scopo di delineare un ritratto dello stilista, per molti quasi sconosciuto.

Per la prima volta la mostra affianca a materiali grafici – disegni, bozzetti, schizzi, fotografie, riviste di moda e documenti d’archivio – moltissimi abiti, accessori e tessuti spesso inediti e mai esposti, permettendo così di ricostruire l’intera storia creativa di Albini, dalle prime esperienze come illustratore e disegnatore di moda alle ultime collezioni degli anni Ottanta.

Punto di partenza per la realizzazione del progetto è stata la Collezione Walter Albini del Museo del Tessuto, acquisita grazie a una cospicua donazione di Paolo Rinaldi, collaboratore di Albini, pervenuta tra il 2014 e il 2016: un patrimonio che comprende oltre 1.700 oggetti tra bijou, bozzetti, disegni, fotografie, documenti, libri, abiti e tessuti appartenuti allo stilista, che documentano gli interessi, la creatività e la grande capacità progettuale dello stilista.

Arricchiscono il progetto espositivo anche importanti prestiti provenienti da istituzioni pubbliche come il Centro Studi e Archivio della Comunicazione (CSAC) dell’Università di Parma e Palazzo Morando | Costume Moda Immagine di Milano, e dai prestatori privati: Archivio A.N.G.E.L.O., Archivio Nicoletta Canu, Collezione Carla Sozzani – Fondazione Sozzani, Collezione Doris Beretta, Collezione Enrico Quinto e Paolo Tinarelli, Collezione Francesco Campidori, Collezione Ilaria De Santis, Collezione Massimo Cantini Parrini, Collezione Simona Morini, Collezione Tiziana Vintageafropicks, Collezione Vito De Serio, Madame Pauline Vintage Archivio.

Tra i celebri fotografi che hanno dato accesso ai loro archivi per la mostra e il catalogo si ricordano Maria Vittoria Backhaus, Archivio Alfa Castaldi, Archivio Ballo&Ballo, Fiorenzo Niccoli, Franco Bottino – Archivio Storico Fondazione Fiera Milano, Fondazione Gian Paolo Barbieri, Aldo Liverani.

Fondamentale per l’attività di ricerca è stata la collaborazione con l’Archivio storico Camera Nazionale della Moda Italiana conservato presso l’Università Bocconi di Milano oltre all’importante patrimonio documentario su Walter Albini conservato presso lo CSAC di Parma.

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La mostra

Una grande mostra che attraverso più di 300 oggetti – molti dei quali inediti – tra disegni, fotografie, bijou, tessuti e abiti, racconta oltre un ventennio di produzione di un pioniere assoluto del Made in Italy: stilista, padre nobile del prêt-à-porter e del total look.

La mostra si snoda in tutti gli spazi del museo – su una superficie di oltre 1.000 metri quadrati – e, parallelamente alla carriera da stilista, approfondisce anche altri aspetti dell’estro creativo di Albini, come la passione per il teatro, per il cinema e per il design di interni.

Nella sala delle collezioni storiche al piano terra saranno ripercorsi gli anni della formazione, dagli esordi come disegnatore per riviste di settore alle collezioni unitarie, passando per le collaborazioni con Baldini, Krizia, Billy Ballo, Cadette, Paola Signorini, Princess Luciana, Glans, Annaspina, Cole of California, Ideacomo, Montedoro, Diamant’s, Misterfox, Sportfox, Basile, Callaghan, Escargot (dal 1959 al 1972).

Al piano superiore, le creazioni a marchio WA presentate a Londra, Venezia e Roma tra il 1973 e il 1974, e capi della seconda linea Misterfox.

Infine, nell’ultima sala espositiva del primo piano, trovano spazio gli anni da 1975 al 1983 con l’Alta Moda, le collezioni realizzate in collaborazione con Trell, Mario Ferrari, Lanerossi e Lane Grawitz.

La figura di Walter Albini è stata oggetto di una ricerca puntuale e di uno studio interdisciplinare che hanno potuto avvalersi di documenti archivistici inediti, utili a ricondurla nella cultura del suo tempo – sottolinea Daniela Degl’Innocenti, co-curatrice della mostra. La formazione giovanile di Albini, unita a un eccezionale talento naturale, lo vedono protagonista di quella progettualità che, in parallelo allo specializzarsi dell’industria, gli ha permesso di tracciare le linee guida del prêt-à-porter italiano e di costruire, con l’esperienza, l’immagine dello stilista. Oltre ogni mito, il suo percorso professionale segue i tempi della sua ricerca personale.

Studiare di nuovo Walter Albini dopo quarant’anni è stata un’opportunità straordinaria, di cui sono grata al Museo del Tessuto – dichiara Enrica Morini, co-curatrice della mostra. È stata l’occasione per capire le complessità di un autentico creatore di moda che ha vissuto l’entusiasmo, le fragilità e le contraddizioni di un sistema che sarebbe diventato il Made in Italy, ma che all’epoca stava nascendo e cercando la propria identità. Le risposte sono venute da un approfondito (e lungo) lavoro di ricerca in cui sono stati coinvolti studiosi di diverse specializzazioni che ringrazio per l’impegno, ma soprattutto per la passione con cui hanno affrontato il lavoro del grande stilista.

Walter Albini. Il talento, lo stilista” la cui importanza è attestata dal patrocinio della Camera Nazionale della Moda Italiana, si completa con un ricco catalogo edito da Skira, curato da Daniela Degl’Innocenti e Enrica Morini e corredato da contributi che ricostruiscono le sfaccettature della figura di Albini. Accanto ai saggi delle curatrici Daniela Degl’Innocenti, storica del tessuto, conservatrice del Museo del Tessuto e Enrica Morini storica della moda, docente all’Università IULM di Milano, il volume raccoglie gli interventi di Paolo Volontè, sociologo, professore associato al Politecnico di Milano; Antonio Mancinelli, giornalista professionista e docente universitario; Margherita Rosina, storica del tessuto e curatrice; Bianca Cappello, storica del gioiello, docente e curatrice di mostre; Samuele Magri, storico della moda e docente universitario; Lucia Miodini, responsabile Sezione Media e Moda, CSAC, Università degli Studi di Parma; Alberto Zanoletti, giornalista di moda e design, docente di Styling alla Naba Nuova Accademia di Belle Arti di Milano e Roma; Elena Gipponi, ricercatrice in Cinema, Fotografia e Televisione all’Università IULM di Milano; Valentina Garavaglia, storica del teatro e dello spettacolo, professore ordinario presso Università IULM di Milano. Conclude il volume un’appendice documentaria sulle società che hanno interessato il percorso professionale dello stilista, curata da Michela Taloni, ricercatrice in ambito storico.

Il catalogo della mostra è acquistabile presso il Bookshop del Museo del Tessuto e sullo Shop online del Museo.

In occasione della proroga della mostra fino al 30 novembre 2024, il Museo ha realizzato anche una serie di stampe Digital Fine Art Printing, in tiratura limitata, di illustrazioni di moda di Walter Albini, tratte dalle sue collezioni e acquistabili presso il nuovo Shop online.

Guarda l’omonimo documentario dedicato alla mostra da Sky Arte sui canali ufficiali del Museo: YouTube


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Mostra temporanea dal 23 marzo al 30 novembre 2024

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KIMONO - Riflessi d’arte tra Giappone e Occidente

Mostra conclusa

Fino al 7 gennaio 2024

In mostra quadri, xilografie, cartoline d’epoca, stampe e tessuti provenienti sia da importanti collezioni private che da inedite raccolte del Museo del Tessuto, ma soprattutto i cinquanta kimono maschili e femminili appartenenti all’esclusiva collezione di Lydia Manavello.

KIMONO – Riflessi d’arte tra Giappone e Occidente” è il titolo della nuova mostra organizzata dal Museo del Tessuto di Prato in collaborazione con il Museo della Moda e delle Arti Applicate di Gorizia, che ha ottenuto il prestigioso patrocinio dell’Ambasciata del Giappone in Italia.

I kimono, tutti databili al primo e secondo quarto del Novecento, sono testimoni indiscussi delle straordinarie e reciproche contaminazioni artistiche e stilistiche che si sono verificate in quei decenni tra Giappone e Occidente.

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La mostra

La mostra esplora lo scambio creativo e culturale tra Europa e Giappone, attraverso l’esposizione di opere che ne testimoniano i passaggi fondamentali, tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento.

Si illustra il conosciuto fenomeno del Giapponismo: come le espressioni artistiche dell’arte europea di quel periodo hanno attinto e reinterpretato il linguaggio espressivo e decorativo dell’arte giapponese, rappresentato in mostra da opere di Hiroshige, Utamaro e Hokusai.

Ma soprattutto si vuole raccontare il processo opposto, il fenomeno dell’Occidentalismo, un aspetto poco conosciuto ai più: l’influenza della cultura e dell’espressione artistica occidentale nell’arte giapponese attraverso l’oggetto più iconico della cultura del Sol Levante, il kimono.

I kimono in mostra, in seta operata, ricamata o stampata, testimoniano l’attrazione per l’Occidente e le suggestioni provenienti dalle innovazioni formali delle avanguardie europee come Futurismo, Secessione e Cubismo che agli inizi del Novecento modificarono profondamente il linguaggio decorativo tradizionale giapponese.


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Mostra temporanea fino al 7 gennaio 2024

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Comunicato Stampa: Kimono Comunicato stampa 28.04

Immagini opere

Immagini allestimento

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Milano, Fondazione Sozzani: Mr & Mrs Clark

Mostra conclusa

16 gennaio 2023 – 11 aprile 2023

Mr & Mrs Clark: l’iconica mostra da Prato sbarca a Milano, dal 16 Gennaio all’ 11 Aprile 2023.

“Mr & Mrs Clark. Ossie Clark and Celia Birtwell. Fashion and Prints 1965-1974”: il progetto, condiviso tra il Museo del Tessuto di Prato e la prestigiosa Fondazione Sozzani, arriva a Milano in Corso Como 10.

Grande affluenza di pubblico per l’inaugurazione che si è tenuta domenica 15 Gennaio 2023. Erano presenti anche il Direttore del Museo del Tessuto, insieme al suo Staff, e il Sindaco della Città di Prato Matteo Biffoni.

La mostra e il libro, a cura di Federico Poletti, valorizzano tramite diversi materiali espositivi – sketchbook e foto d’epoca – un importante nucleo di abiti disegnati dallo stilista londinese e provenienti dalla collezione di Massimo Cantini Parrini (celebre e pluripremiato costumista), Lauren Lepire (founder del vintage store Timeless Vixen di Los Angeles), dagli archivi di Celia Birtwell e dalla famiglia Clark.

Un racconto – fatto di abiti e immagini – della Swinging London della moda inglese anni ’70 formato da Celia Birtwell e Ossie Clark, uno dei primi esempi di coppie creative che hanno lavorato insieme completandosi in armonia.


La mostra

Il Museo del Tessuto, in collaborazione con la Fondazione Sozzani e l’Archivio Massimo Cantini Parrini, ha dedicato la prima mostra finora mai realizzata in Italia al designer di abiti Ossie Clark e alla sua compagna di vita e di atelier Celia Birtwell, due assoluti protagonisti della scena londinese e della cultura pop degli anni Sessanta e Settanta del Novecento.

Con il patrocinio della Camera Nazionale della Moda Italiana, il 15 gennaio la mostra arriva a Milano, presso la Fondazione Sozzani.

“Mr & Mrs Clark” racconta il percorso dei due creativi ed esplora la genialità del disegno di Celia, che sviluppava le stampe ispirate alla natura e alle avanguardie artistiche, e del talento di Ossie che con la sua maestria nei tagli e nella modellistica dava vita ad abiti sensuali e femminili.

La loro unione, anche nella vita privata, è stata immortalata da David Hockney nel celebre dipinto Mr and Mrs Clark and Percy, (1970-71, conservato alla Tate Britain di Londra), che rappresenta non solo un ritratto di due stilisti, ma anche un manifesto di una nuova classe creativa tra arte e moda. Scrive in tal senso Carla Sozzani nella prefazione del libro pubblicato da Silvana Editoriale: “Ossie e Celia sono anche la storia di una speciale alchimia, una dei primi esempi di coppie creative che hanno lavorato insieme per completarsi in totale armonia. Celia Birtwell e Ossie Clark fanno parte delle coppie celebri dove non si potrà mai dire dove finiva la creatività di uno e iniziava quella dell’altro”.

Per la mostra di Milano, sarà disponibile il volume pubblicato e distribuito da Silvana Editoriale: “Mr & Mrs Clark. Ossie Clark and Celia Birtwell. Fashion and Prints” racconta il sodalizio artistico e personale di Ossie Clark e Celia Birtwell attraverso saggi, interviste e una ricca documentazione iconografica. Curato da Federico Poletti, con la direzione artistica di Claudio dell’Olio, il volume ripercorre la storia della coppia inglese che ha dato origine a uno stile inconfondibile, lasciando un segno nella moda del periodo compreso tra la minigonna di Mary Quant e il movimento punk sovversivo di Malcolm McLaren e Vivienne Westwood. Con i contributi di Cristina Giorgetti, Beatrice Manca, Antonio Mancinelli, Suzy Menkes, Renata Molho e Arianna Sarti, il volume non solo rappresenta il naturale completamento della mostra, ma anche uno strumento bibliografico importante per capire l’importanza di questa coppia a volte trascurata dalla critica.

L’illustre giornalista e critica Suzy Menkes, tra le prime ad assistere alle performance di Ossie e Celia, ha visitato la mostra presso il Museo del Tessuto e ha dichiarato: “La giovane coppia ha prodotto immagini per una società in rapida evoluzione, creando un nuovo epicentro del design nella zona ovest di Londra. Proprio la zona di Portobello Road era il luogo dove la generazione giovanile stava iniziando a seminare e a crescere. È stata l’abilità di Ossie a spingere la moda a fare passi avanti “semplicemente guardando un disegno e trasformandolo in un meraviglioso tessuto”, come ha detto Celia, aggiungendo “con i miei bozzetti fantasiosi e le mie abilità di taglio dei modelli, abbiamo creato una squadra brillante che incarnava lo zeitgeist dei giovani che volevano sfuggire dalle restrizioni del dopoguerra”.


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Mostra temporanea dal 16 gennaio 2023 all’11 aprile 2023 presso Fondazione Sozzani, Corso Como n. 10, 20154 Milano (MI)

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Mr & Mrs Clark. Ossie Clark and Celia Birtwell | Fashion and Prints 1965-74

Mostra conclusa

17 settembre 2022 – 8 gennaio 2023

Il Museo del Tessuto, in collaborazione con la Fondazione Sozzani e l’Archivio Massimo Cantini Parrini, dedica la prima mostra finora mai realizzata in Italia al designer di abiti Ossie Clark e alla sua compagna di vita e di atelier Celia Birtwell, due assoluti protagonisti della scena londinese e della cultura pop degli anni Sessanta e Settanta del Novecento.

Partendo da un primo importante nucleo di abiti provenienti dall’archivio di Massimo Cantini Parrini, arricchito di ulteriori prestiti provenienti dalla collezione americana di Lauren Lepire e dagli archivi della famiglia Clark e della stessa Celia Birtwell, la mostra – curata da Federico Poletti – presenta una serie di inediti abiti caratterizzati dalle stampe iconiche di Ossie e Celia, raccontandone anche il contesto e l’evoluzione tramite video e videointerviste, foto, editoriali e disegni originali.

Con uno stile inconfondibile – il flower power – anticipatore di tendenze, Ossie era definito “King of Kings Road” per i suoi abiti di ispirazione Venti e Trenta dal taglio slanciato, che rivelavano il décolleté tra movimenti sensuali e giochi di trasparenze. Una carriera breve, ma molto intensa, che ha lasciato un segno nella Londra nel periodo compreso tra la minigonna di Mary Quant e il movimento punk sovversivo di Malcolm MacLaren e Vivienne Westwood, dal 1965 al 1974.

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Con il biglietto puoi visitare tutte le mostre e il percorso permanente del museo.

La Mostra

La prima parte è dedicata interamente alla figura di Ossie Clark. Qui sono esposti per la prima volta i suoi preziosi sketchbook, dai primi disegni di ammissione al Royal College of Art di Manchester del 1962 – da cui si rileva già un precoce talento – fino a quelli del periodo d’oro (1968-69) dove il segno di Ossie si fa più spigoloso e astratto, giocando sulle forme di abiti a vita alta, i “botticelli dress” e i pantaloni svasati con pattern floreali, che diventeranno i must have dell’epoca. Questa sezione testimonia anche il suo interesse durante gli studi per la couture anni Venti e Trenta francese e per le collezioni del Victoria & Albert Museum, dove si sofferma sull’abbigliamento degli anni prebellici della couture francese, quelli degli anni Quaranta, tenendo come riferimento lo stile dei figurini della Gazette du Bon Ton.

La seconda parte del percorso racconta il mondo artistico di Celia Birtwell, che si forma alla Salford Art School di Manchester. Si diploma in Textile Design trasferendosi presto a Londra nei primi anni Sessanta, dove produce i primi tessuti per arredamento in stile op-art. Il punto di partenza per capire le sue stampe si trova guardando le sue illustrazioni, conservate nei preziosi taccuini esposti e digitalizzati per l’occasione. Un repertorio che testimonia l’ampiezza dei suoi riferimenti artistici: dalle collezioni del Victoria & Albert Museum ai costumi di Leon Bakst e Sergej Djagilev per i Balletti Russi, dal Cubismo e Pointillismo agli arazzi medievali fino alle fantasie ispirate alla Natura.

Dopo il doppio percorso su Ossie e Celia, si entra nel cuore della mostra con la scenografica esposizione dei 35 look disposti su pedane in ordine cronologico, dal primo abito a pois del 1965 per arrivare alle creazioni del 1974, data che segna la loro ultima collezione: da quel momento le strade di Ossie e Celia si dividono per continuare in modo autonomo.

Sono stati selezionati i capi con i pattern divenuti cult, dalla Lamborghini Suit del ’69 e il completo di ispirazione orientale (1968) indossato da Amanda Lear, il mini dress “aeroplane” (del 1969 e fotografato da Jim Lee) e quello con stampa Monkey Puzzle, ispirato dai tappeti medievali; diversi gli abiti fluidi in chiffon e moss crepe con le stampe Candy flowers e Mystic Daisy (1970), Tulips (1972), tra cui anche i modelli con taglio a sbieco e l’abito floreale realizzato con la tecnica della stampa a riserva. Non mancano inoltre gli abiti con decorazione più astratta e geometrica, come quelli ispirati all’avanguardia russa e Kandinsky (1974) passando per i modelli dove è protagonista il color block, come il celebre abito “semaforo-traffic light” (1972) e altre creazioni della linea Ossie Clark/for Radley, che presentano solo stampe nella parte superiore.

Una rassegna davvero completa per comprendere lo stile, i materiali e la tecnica sviluppata da Ossie e Celia in questo cruciale decennio. Completano la sala i tavoli sospesi dove si possono vedere una serie di numeri di Vogue, che testimoniano il successo del brand, oltre alla grande proiezione con i video dei loro fashion show: dalle prime sfilate del 1968 con Alice Pollock al Revolution night club, dove nel pubblico vediamo John Lennon e Geoge Harrison, fino alla sfilata di Londra del 1973 alla London Fashion Fair.

Ultima parte da scoprire di questo ricco itinerario è il guardaroba che comprende 8 abiti di carta, che rappresenta l’espressione perfetta di quel senso di rinnovamento culturale e sociale che incalzava negli anni Sessanta e che divenne un fenomeno di massa che si diffuse negli Stati Uniti d’America e in Europa. Bidimensionale, coloratissimo ed economico, l’abito di carta divenne presto uno strumento di merchandising in grado di veicolare lo stile della moda del momento, ma anche messaggi politici e culturali del tempo. Fu questo grande potenziale espressivo, che spinse molte aziende a collaborare con stilisti per la progettazione e realizzazione degli abiti di carta. Ossie Clark, nel 1966, collaborò con Zika Ascher alla produzione dei primi abiti di carta, con stampe progettate da Celia Birtwell e stampati su un tessuto in cellulosa e cotone. Questa piccola esposizione – un vero unicum – è stata resa possibile grazie a Massimo Cantini Parrini, che ha collezionato prima di tutti queste speciali creazioni, oggi diventate introvabili.

 

Credito fotografico: Marco Badiani e Mario Ciampi


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Mostra temporanea dal 17 settembre 2022 all’8 gennaio 2023

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Due Secoli di Textile e Fashion Design

Mostra conclusa

15 luglio 2022 – 03 marzo 2024

Oltre 100 oggetti tra abiti maschili e femminili, tessuti per abbigliamento e per arredamento, figurini di moda, libri campionario, accessori moda documentano le trasformazioni del settore tessile dalla fine del Settecento fino alla metà del Novecento.

La mostra ripercorre un periodo storico caratterizzato da grandi cambiamenti, sociali, economici, di costume, dovuti soprattutto alla meccanizzazione dei processi produttivi e alla conseguente industrializzazione.

Tutti gli oggetti provengono dalle collezioni del Museo: alcuni sono del tutto inediti perché recentemente entrati in collezione e quindi esposti per la prima volta, altri sono stati oggetto di apposito restauro che ne ha permesso finalmente l’esposizione al pubblico in tutta sicurezza. Unico prestito di eccezione il raro esempio di abito da giorno femminile datato 1820-1825 in tela di cotone stampata proveniente dall’archivio di Massimo Cantini Parrini

Allestita in ordine cronologico, l’esposizione illustra le straordinarie trasformazioni del design tessile e i cambiamenti della moda avvenuti in un arco temporale in cui il rapporto tra tradizione e modernità, tra unicità del prodotto artistico e replicabilità del prodotto seriale, diventano il tema di un acceso dibattito sulle arti applicate. I protagonisti di questo lungo percorso – disegnatori tessili e creatori di moda – con le loro esperienze artistiche e professionali (come testimoniano le opere esposte di William Morris, Mariano Fortuny, Raoul Dufy, Gio Ponti, Lucio Fontana, Elsa Schiaparelli, Maria Monaci Gallenga) hanno lasciato comunque una traccia e un contributo importante nella storia dello stile e del design.

Acquista il biglietto online. Con il biglietto puoi visitare tutte le mostre e il percorso permanente del museo.


La mostra

La fine del Settecento segna una trasformazione significativa nel settore del tessile e dell’abbigliamento. In Europa, i cambiamenti politici e culturali si ripercuotono nel costume del periodo, portando un generale alleggerimento delle fogge e dei disegni.  Ci si ispira allo stile neoclassico, scaturito da importanti scoperte archeologiche di reperti di epoca greca e romana. La purezza e la perfezione del classicismo si riflettono in repertori ornamentali che recuperano il tema delle ghirlande, dei rosoni impaginati entro righe o in cornici ogivali.

Nella prima metà dell’Ottocento l’automazione del settore tessile subisce un’accelerazione. I processi più lenti della filiera – filatura e tessitura – conoscono applicazioni che permettono di velocizzare i tempi del lavoro e differenziare i formati dei tessuti per abbigliamento da quelli di arredo. I tessuti operati, destinati all’abbigliamento, sono caratterizzati da disegni minuti su fondi rigati o uniti. Allo stesso tempo, le stoffe stampate conoscono una maggiore diffusione. L’abbigliamento femminile si evolve dalle fogge in “stile impero”, caratterizzate da un punto vita rialzato sotto al seno, a quelle in “stile romantico” in cui si asseconda maggiormente il punto vita naturale e si allarga l’ampiezza della gonnaL’abbigliamento maschile evidenzia la prestanza del torso grazie ai gilet che fasciano il busto e a pantaloni attillati che aderiscono alle gambe. Lo stile austero e semplice riflette le esigenze di praticità, ordine e prudenza del ceto borghese.

In questo secolo così complesso e ricco di cambiamenti dovuti alla meccanizzazione del settore tessile, si accende il dibattito tra artigianato e industria, tra unicità del prodotto artistico e replicabilità del prodotto seriale.  I grandi couturier francesi si ispirano all’arte coeva del Modernismo, interpretandola con tendenze e fogge che ridisegnano la linea del corpo femminile. La nascita in Francia dei Grandi Magazzini e lo sviluppo dell’editoria di moda offrono l’opportunità ad un pubblico sempre più ampio di adottare i modelli dell’alta sartoria contribuendo alla democratizzazione del lusso.

Ai primi del Novecento, dopo l’austero periodo del dopoguerra la vita artistica e culturale europea rifiorisce a Parigi, dove i prestigiosi atelier di alta moda diventano punto di riferimento per le nuove tendenze. L’Italia, invece, conosce diverse esperienze – industriali e artistiche – che accendono l’interesse internazionale nei confronti delle nostre creazioni di moda e tessuto. Dal mondo dell’arte inoltre arrivano significativi impulsi a ristudiare le tradizioni tessili italiane. Nel 1909, nel suo atelier veneziano, Mariano Fortuny progetta e brevetta l’abito più celebre indossato dalla società elegante del tempo, il Delphos ed elabora tecniche di stampa su cotone e velluto con soggetti ispirati al repertorio italiano del medioevo e del rinascimento, caratterizzate dalla decolorazione che simula l’usura. Sulla stessa scia, Maria Monaci Gallenga esordisce alla III Mostra della Secessione di Roma nel 1915, dove presenta le sue creazioni tessili per arredamento e abbigliamento. I disegni, ripresi fedelmente da modelli della tradizione antica, sono stampati a matrice di legno con pigmento in oro e in argento. 

Alla fine degli anni Venti l’architetto Giò Ponti fonda la rivista di interior design “Domus” (1928) che celebra il suo impegno nell’adeguare e orientare il design tessile alle esigenze estetiche e funzionali della modernità. 

I venti di guerra degli anni Quaranta portano un clima di austerità che privilegia il riuso del tessuto e il risparmio della stoffa destinata alle confezioni, mentre gli anni Cinquanta aprono la strada ad un rinnovamento produttivo e estetico: grazie ad eventi come la Triennale di Milano il design tessile si sposa con i nomi più autorevoli dell’arte contemporanea come Lucio Fontana e altri autori della corrente astrattista.


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Mostra temporanea dal 15 luglio 2022 al 03 marzo 2024

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Novecento Elegante. Abiti e accessori dalla donazione Fineschi

Mostra conclusa

13 febbraio – 3 luglio 2022

Un’accurata selezione di oltre 80 oggetti tra abiti e accessori femminili e maschili appartenuti alla famiglia Fineschi, tra le più attive della borghesia imprenditoriale pratese fin dalla metà dell’Ottocento.

L’intera collezione, composta da oltre 160 oggetti, è stata generosamente donata nel 2021 al Museo andando così ad arricchirne il patrimonio, incrementando la sezione moda e abbigliamento con oggetti che spaziano dalla fine dell’Ottocento fino agli Novanta del Novecento e diventando a tutti gli effetti patrimonio cittadino.

La mostra, curata dalla conservatrice del Museo Daniela Degl’Innocenti con la collaborazione di Valentina Sonnati, è allestita nella suggestiva Sala dei Tessuti Antichi del Museo e presenta una trentina di abiti e una cinquantina di accessori e complementi d’abbigliamento che sono espressione del gusto, della moda e della vita sociale italiana, testimonianza fondamentale per la storia del territorio e la storia del costume italiano tra Otto e Novecento.

Questo patrimonio nasce e si sviluppa in un contesto domestico più che collezionistico, frutto della passione di Ada Tirinnanzi Fineschi per la storia del costume e dell’amore per la propria famiglia. La loro storia attraversa oltre un secolo e si distingue per le attività commerciali che la portano all’attenzione cittadina: dallo storico pastificio fondato da Antonio Egidio Fineschi nel 1826 all’attività di vendita delle auto degli anni più recenti avviata da Antonio Fineschi.

Lo studio della collezione condotto dal Museo unito all’interessante patrimonio fotografico e video conservato dalla Famiglia, hanno permesso non solo di ricostruire il vissuto dei numerosi componenti, ma anche di rintracciare la storia degli abiti, la datazione, la manifattura e l’appartenenza dei curiosi oggetti d’uso quotidiano che corredano la raccolta.


Esposizione

Il percorso espositivo rispetta lo spirito con cui la raccolta è stata generata e, quindi, procede per filoni tematici e cronologici: abbigliamento infantile e giocattoli, abbigliamento maschile e femminile da giorno e da sera accompagnati da accessori di lusso, attività creative femminili e interessi culturali dei componenti della famiglia.

Curiosa e inedita è la presentazione di alcuni completi da bambini degli anni Venti e Trenta del Novecento che testimonia lo sviluppo di una moda dedicata all’infanzia ed è accompagnata da una serie di giochi da tavolo e giocattoli che contestualizzano il periodo storico e l’esposizione.

A questo contenuto si affianca un affascinate esposizione di vesti da notte riccamente ricamate e di raffinati négligé decorati dalle donne della famiglia. Nella collezione sono presenti, infatti, numerosi lavori a ricamo che attestano la passione delle donne della famiglia per questa attività: colletti e trine a punto Rinascimento, centrini e bordure a Chiaccherino, disegni per trine a fuselli databili al primo ventennio del XX secolo. Di particolare pregio sono alcuni modelli femminili della metà degli anni Venti che riflettono l’attenzione per la moda francese di quel periodo nota attraverso le riviste di moda che presentano le creazioni dei più celebri couturier parigini.

Per la moda maschile sono presenti completi da giorno e da sera del primo Trentennio del Novecento di sartoria pratese e fiorentina: frac, smoking e soprabito accompagnati da adeguati complementi come cappelli, bastoni e raffinati set da fumo in sepiolite. 

Per il periodo del dopoguerra, la raccolta testimonia lo sviluppo della filiera della moda attraverso capi di alta sartoria degli anni Sessanta indossati per gli esclusivi appuntamenti ricreativi e culturali della storica Società dei Misoduli di Prato fino ad arrivare agli outfit dei primi grandi brand italiani degli anni Ottanta come Gianfranco Ferré e Rocco Barocco. Oggetti come bottoni, fibbie, bijou , borsette impreziosiscono il percorso espositivo connotando la qualità raffinata dei completi conservati e di quelli non più presenti nella raccolta.

La qualità dei tessuti e la manifattura degli abiti seguono in modo puntuale i riferimenti alle tendenze della moda del periodo, come testimoniano le riviste, le planche, i figurini, i libri tendenze e campionario – appartenenti ad altre collezioni del Museo – che arricchiscono l’esposizione creando un suggestivo dialogo tra questa eterogena varietà di materiali.


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Mostra temporanea dal 13 febbraio al 29 maggio 2022

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Catalogo

La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Museo Del Tessuto Edizioni e acquistabile presso il bookshop oppure via mail.

Per informazioni: shop@museodeltessuto.it

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Turandot e l’Oriente fantastico di Puccini, Chini e Caramba

Mostra conclusa

22 maggio 2021 – 23 gennaio 2022

Turandot e l’Oriente fantastico di Puccini, Chini e Caramba (Museo del Tessuto, Prato dal 22 maggio 2021 al 23 gennaio 2022) è il frutto di un lungo e accurato lavoro di ricerca compiuto dal Museo sullo straordinario ritrovamento di un nucleo di costumi e gioielli di scena risalenti alla prima assoluta della Turandot di Puccini e provenienti dal guardaroba privato del grande soprano pratese Iva Pacetti.

Un’esposizione inedita, suggestiva, multidisciplinare e di ampio respiro, che nasce grazie alla collaborazione di enti e istituzioni pubblici e privati italiani di grande prestigio che a vario titolo hanno contribuito a questo ambizioso progetto: ricostruire le vicende che hanno portato il grande compositore toscano Giacomo Puccini a scegliere Galileo Chini per la realizzazione delle scenografie per la Turandot, andata in scena per la prima volta al Teatro alla Scala il 25 aprile 1926, diretta da Arturo Toscanini.

Co-organizzatore della mostra è il Sistema Museale dell’Ateneo fiorentino nel cui Museo di Antropologia e Etnologia è conservata una collezione di oltre 600 cimeli orientali, riportati da Galileo Chini – grande interprete del Liberty italiano – al rientro dal suo viaggio in Siam nel 1913 e da lui personalmente donati nel 1950 al Museo fiorentino.
A questi si aggiunge il contributo degli enti prestatori: l’Archivio Storico Ricordi, il Museo Teatrale alla Scala e l’Archivio Storico Documentale Teatro alla Scala, le Gallerie degli Uffizi – Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti, la Fondazione Giacomo Puccini di Lucca, la sartoria Devalle di Torino, l’Archivio Corbella di Milano, la Società Belle Arti di Viareggio e numerosi prestatori privati.


Percorso espositivo

Il percorso espositivo della mostra – che occupa circa 1.000 metri quadri complessivi – si apre nella Sala dei Tessuti Antichi con una selezione di circa 120 oggetti della collezione Chini, proveniente dal Museo di Antropologia e Etnologia di Firenze. Il visitatore potrà ammirare tessuti, costumi e maschere teatrali, porcellane, strumenti musicali, sculture, armi e manufatti d’uso di produzione thailandese e cinese – suddivisi per ambiti tipologici all’interno di grandi teche espositive – che sono stati continua fonte di ispirazione per l’Artista e sono diventati soggetti di suoi numerosi dipinti.

L’esposizione prosegue al piano superiore con una sezione dedicata alle scenografie per la Turandot e al forte influsso che l’esperienza in Siam ebbe nell’evoluzione del percorso creativo e stilistico di Chini. La terza e ultima sala riunisce finalmente, dopo decenni di oblio, gli straordinari costumi della prima dell’opera. Infatti, accanto a quelli della protagonista di proprietà del Museo – su una grande pedana rialzata che la prima volta nella storia riunisce la straordinaria parata realizzata da Caramba nel 1926 – sono esposti anche 30 costumi straordinari provenienti dall’archivio della Sartoria Devalle di Torino, comprendenti i ruoli primari e comprimari – l’Imperatore, Calaf, Ping, Pong e Pang, il Mandarino – e i secondari – i Sacerdoti, le Ancelle, le Guardie, i personaggi del Popolo. Si tratta dei costumi originali realizzati per la stessa edizione dell’opera, anch’essi inizialmente scomparsi, ma poi rocambolescamente ricomparsi a metà degli anni Settanta ed entrati a far parte definitivamente di questo meraviglioso archivio storico privato.

Mostra di Turandot – ph. Mario Ciampi


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Mostra temporanea dal 22 maggio 2021 al 23 gennaio 2022

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Catalogo

La mostra è accompagnata da un catalogo di 240 pagine, con 160 illustrazioni, edito in italiano e inglese da Silvana Editoriale.

Per informazioni: shop@museodeltessuto.it

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